Per la Cooperativa Sociale SoleLuna abbiamo seguito quindici ragazzi con disabilità, ai fornelli dei 7 ristoranti virtuosi che hanno partecipato al progetto di inclusione sociale “Cucina Senza Barriere”, ideato e promosso dal Municipio 1 di Bari nell’ambito della Commissione Welfare.
Inizialmente, la proposta di raccontare questo progetto, per me che mi occupo di consulenze tecnico gestionali a strutture ricettive nel campo hospitality, mi è sembrata interessante ma molto impegnativa.
Ho pensato molto – a causa dei tempi ristrettissimi – se prendere parte all’iniziativa o lasciar perdere, data l’enorme mole di lavoro da svolgere in un ambito non mio, quello del terzo settore, con ragazzi non abituati ai tempi e agli spazi delle cucine, e viceversa chef e personale dei ristoranti per la prima volta a contatto con la disabilità.
Ho pensato poi a quanto siamo fortunati, noi che ci occupiamo di vacanze e relax, in luoghi da sogno, a contatto con le tendenze ultime del settore e a quanto poteva far piacere a questi ragazzi impegnarsi nella preparazione delle ricette, sfidarsi, e soprattutto a quanto si sarebbero “rilassati” i loro genitori anche solo per qualche ora. Mi è sembrato un modo di restituire qualcosa e soprattutto di imparare di non smettere mai di ringraziare Dio, il fato, la sorte, il destino o la natura stessa, per la fortuna che abbiamo ogni singolo giorno in cui il nostro corpo risponde perfettamente ai nostri desideri.
Ho comunicato al team di thelido la proposta che ci è arrivata da Cooperativa SoleLuna di dare risalto al progetto sul territorio e raccontarlo a modo nostro, con modalità di comunicazione più moderne, solitamente appannaggio dei nuovi trend turistici. Sono stati entusiasti anche loro di questa forma di collaborazione del tutto diversa dal solito. E quindi…
Pronti via, siamo partiti con Alessia, alle prese con la preparazione di un piatto a base di carciofi brasati, gambero rosso e fonduta di canestrato accompagnata ai fornelli dello chef Giacinto Fanelli del Ristorante Biancofiore.
Poi ci siamo spostati al Varietà – Bari, accolti da Ciccio De Bello, dove Nicolas e Alessandro hanno preparato un grande classico rivisitato, ovvero orecchiette, crema di rape, pangrattato e acciughe del Cantabrico.
A La Biglietteria Bari i ragazzi si sono misurati con la mixologi, niente di alcolico sia chiaro, hanno scelto determinati ingredienti per poi assemblarli e realizzare un cocktail, che ad essere sinceri, se la potrebbe battere tranquillamente con quelli preparati dai più rinomati club della scena. Il tutto ovviamente sotto la sapiente guida dei barman e dello staff guidato da Valeria Di Masi e i suoi soci.
Nella quarta tappa del progetto, siamo stati a Urban – Assassineria urbana, questa particolare proposta di ristorazione, specializzata in uno dei piatti più rinomati della tradizione barese: gli spaghetti all’assassina. I ragazzi, sotto la guida dello chef Selso, si sono misurati nella realizzazione di due tipologie differenti di spaghetti all’assassina. La prima, nella versione classica col pomodoro, poi in una versione rivisitata e più moderna alle cime di rape.
Inutile dire che ricetta dopo ricetta, ci siamo ritrovati completamente coinvolti anche noi nel progetto, tra assaggi e degustazioni. Lo splendido lavoro svolto dagli educatori della cooperativa SoleLuna e dagli staff dei ristoranti, ci ha restituito ad ogni appuntamento delle emozioni e delle competenze imparate dai ragazzi, che non avevamo per niente preventivato.
Quinta e sesta tappa di Cucina senza barriere a Torre a Mare dove il proprietario del ristorante La Vela Ristorante, Domenico Ficarella, ha accolto i ragazzi che insieme allo chef, hanno realizzato un piatto classico della tradizione: cavateli ai frutti di mare; e all’Agriturismo I Tre Camini dove la signora Angela, ha insegnato ai giovani chef, come preparare crostate con ribes e crema pasticciera.
Ultima tappa, a chiudere il pasto e il progetto, non poteva che essere in una pasticceria. La storica pasticceria Perulli dove i ragazzi hanno preparato una torta prima della grande festa finale nella quale, come moderni masterchef, ognuno con la propria postazione, hanno preparato delle bruschette da sottoporre alla severissima giuria.
È stato davvero emozionante assistere al percorso di questi ragazzi, registrare le timidezze che sparivano di volta in volta. Soprattutto mi ha colpito un ragazzo in particolare che in ogni puntata chiedeva con insistenza di poter prepararci dei cocktails. Al momento della premiazione, un altro piccolo chef ha espresso il desiderio di prolungare il progetto di almeno altre 3000 puntate!!
Cosa desiderare di meglio?!
La galleria fotografica di tutte le tappe del progetto sulla mia pagina Facebook.
Il racconto video del day by day invece sul profilo Instagram.
Buona Visione.









