Doveva essere un progetto rivoluzionario e invece… Tutta la verità sul mio sogno infranto. Decaro, che delusione!

Autore: Savino Bartolomeo 14-11-2020

Quelli che sto per scrivere sono pensieri che mai avrei voluto avere e che indubbiamente mettono fine, in modo anche abbastanza inspiegabile, ad un sogno personale coltivato per circa 3 anni.

Dopo tempo passato a lavorare in strutture turistiche in diverse parti del territorio italiano decido di tornare in Puglia, a Bari, motivato dalla voglia di restituire alla mia regione tutto quello che ho visto e imparato fuori, ed investire in un mio progetto personale.

Al termine della stagione estiva 2017, mi metto alla ricerca di strutture turistiche private da acquistare o gestire, nello specifico stabilimenti balneari. La mia ricerca si ferma subito, perché vengo letteralmente folgorato da un edificio in stato di assoluto abbandono e degrado, nei pressi di Parco Atlantide, a Torre a Mare.

L’edificio in sacro, puro, vecchio, intramontabile e inquinante cemento, è l’ex Lido della Polizia. Mi attivo subito per sapere come mai sul litorale sud di Bari, che potrebbe essere un paradiso balneare, ci sia invece una struttura dello Stato, in totale abbandono, che potrebbe tornare ad essere il fiore all’occhiello di una città, che deve puntare a diventare destinazione turistica permanente e attrattiva, per tutti i tipi di turismo, soprattutto – dato il clima – di quello balneare.

La fortuna sembra baciarmi e la tempistica pure, dato che mi imbatto in diverse dichiarazioni del Sindaco Decaro e di tutta la giunta comunale sull’importanza della riqualificazione di quell’area e della “imminente” gara d’appalto relativa proprio a quella struttura, in seguito a diverse manifestazioni di interesse provenute anche da altri imprenditori. Evidentemente il settore privato continua a vedere forti potenzialità in quel tratto di costa interessato ad ora, ancora e purtroppo, solo da degrado, prostituzione e microcriminalità che l’amministrazione pubblica non sembra saper governare.

Dopo diversi incontri coi dirigenti comunali sia dell’Urbanistica, sia della Ripartizione Sviluppo Economico e, forte della certezza di un “imminente” avviso pubblico (novembre 2017) mi metto al lavoro con i miei due soci (di cui uno noto costruttore edile barese) e assoldo tecnici estremamente qualificati per la realizzazione della relativa progettazione. Sviluppiamo una proposta di riqualificazione dello stabilimento basata anche su interventi di tutela e ripristino della scogliera, dichiarata oggetto di dissesto idrogeologico, attraverso l’eliminazione del cemento lì presente.

Il nostro progetto, infatti, prevede fasce di suolo naturale sistemato a prato, terrazze, pergolati, pedane di legno e pontili galleggianti così da mettere in risalto il valore morfologico della costa, demolendo la maggior parte delle strutture portanti ormai assolutamente fatiscenti e non idonee ed adeguate alle attuali normative urbanistiche.

Un progetto sul quale investire tanto, animato dalla passione di un giovane imprenditore ossessionato dal turismo, determinato a portare a Bari un’offerta turistica che manca, quella delle strutture medio-alte, che sarebbero volano di crescita e sviluppo per tutto il territorio.

Ad ottobre 2018, deposito il progetto con formale istanza presso la Ripartizione Sviluppo Economico del Comune di Bari, costantemente in attesa dell’imminente avviso pubblico, cui adeguarsi eventualmente necessario.

Finisce il 2019 e questo famoso “imminente” bando di gara ancora non viene pubblicato.

Decaro (di cui ero innamorato, lo ammetto) viene rieletto con la promessa, tra le altre, di rivalutare tutta la costa sud di Bari.

Finisce il 2020 con tutto il noto tsunami che ha investito anche e fortemente il settore turistico e quello che mi chiedo ancora è:

Perché un Sindaco che amministra una città bellissima, si ritrova con più di un progetto per migliorare una struttura fatiscente, in un tratto di costa dove non c’è niente e invece di alleggerire l’iter burocratico, velocizzare i tempi di un avviso pubblico e benedire quegli imprenditori che continuano a manifestare amore per la propria città, lascia marcire sogni e progetti nei meandri degli uffici dei grigi dirigenti comunali?

Com’è ora

Stato attuale di assoluto abbandono

Come poteva essere

Il mio progetto

Qualche giorno fa apprendo tristemente da un commento di risposta su facebook del Sindaco e dall’Assessore allo Sviluppo economico Palone, che l’ex Lido della Polizia è stato affidato diversamente, pare ad un altro ente pubblico. Senza nessuna traccia dell’imminente e famoso bando pubblico sul sito del comune, visto che non è mai stato fatto!

È chiaro che è nella facoltà del Sindaco poter fare questa scelta, però mi chiedo davvero quale sia il senso di togliere un bene mal gestito ad un ministero e dopo tanti anni riaffidarlo ad un altro ministero. Quali sarebbero i benefici di questa scelta per la comunità barese? Il lido se mai sarà ripristinato, sarà fruibile solo dagli appartenenti a quell’ente e dalle loro famiglie, come ce ne sono altri in zona (acquedotto, carabinieri, aeronautica).

Da qui derivano i miei tanti interrogativi!

  • Perché ancora una volta non viene data fiducia a chi vive in modo propositivo la città?
  • Perché non viene mai ascoltato chi ha passione, desiderio, conosce le dinamiche e le curve turistiche che rischiamo inesorabilmente di perdere?
  • Perché perdere così tanto tempo per poi decidere di scegliere la strada apparentemente più sicura?
  • Dov’è la voglia di migliorarsi scommettendo su giovani e attrattori turistici che porterebbero lustro e lavoro in città?
  • Cosa cambierà in quel tratto di Strada della Marina ora che è stata fatta questa scelta?

Niente!

Quella strada che porta al Sud, rimarrà degradata, ad uso esclusivo di pochi e non offrirà risposta alla domanda che tutti noi ci siamo posti almeno una volta d’estate: perchè a Bari non c’è un lido di livello dove si possa godere del nostro mare e di altri servizi, senza dover fare chilometri con la macchina?

Deluso, amareggiato e incazzato per una possibilità persa, per me ovviamente ma anche per la città e soprattutto per il tipo di scelta finale, andrò ad investire sogni, esperienza e risorse altrove. E come me, faranno tutti gli altri se si continua a lavorare con poco coraggio e senza forza innovativa.

Negli ultimi anni siamo stati travolti dal turismo internazionale, abbiamo avuto i riflettori del mondo puntati in Puglia grazie proprio a scelte politiche coraggiose, quasi visionarie. E non dimentichiamo mai che a queste, si sono aggiunti tragici attentati nei paesi del nord Africa che hanno accorciato i voli dei cittadini del nord Europa sulla nostra latitudine e ancora, i più coraggiosi investimenti di privati, con le masserie in Valle d’Itria di cui tanto siamo fieri, che hanno fatto da traino a tutto il comparto.

Il turismo è un business di forte percezione, va a momenti. L’industria turistica sviluppa in continuazione nuove destinazioni e il nostro clima, i nostri paesaggi, ce li ha un po’ tutto il Mediterraneo. Sono proprio le strutture ricettive e quindi il fattore umano a fare la differenza.

Una città metropolitana come Bari ha bisogno di investimenti in infrastrutture e in servizi altamente qualificati. La cultura politica e la cultura imprenditoriale dovrebbero andare di pari passo per sviluppare la risorsa primaria pugliese, il turismo, per uscire definitivamente dal circolo vizioso della disoccupazione e del sottosviluppo che saranno inesorabilmente accentuati dalla prossima, questa volta si imminente, crisi.

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