Del tempo che passa lento: viaggio in Brasile

Autore: Savino Bartolomeo 4-05-2020

Non basterebbe un libro per raccontare il Brasile e per descrivere cosa rappresenta questo Paese, per chi è cresciuto a spot capolavoro della nike, mas que nada, dentoni e braccia aperte di Ronaldo, spiagge da divertimento esotico e surf, sognando la ragazza di Ipanema, Toquinho e la bossa nova. Insomma tutto quel mix che armonizza il jazz, il ritmo afro, le melodie latine, un po’ di profumo francese e tanta piacevole triste saudade português.

In Brasile sono stato due volte, troppo grande per un viaggio solo, neppure lontanamente sufficienti per averne abbastanza.  

Neanche il tempo di acclimatarsi dopo il lungo volo dall’Europa, che nel tragitto in auto verso Rio, scorgo un campetto con poche passate di vernice su una parete, dove c’è scritto “aqui nesceu o fenomeno”. Fenòmeno appunto, apparire. Senza voler scomodare la filosofia e il greco, perché questa è religione. Chiedo quasi in lacrime all’autista che mi conferma quello che ho intuito. Siamo appena passati da São Cristóvão, campetto di periferia dove nei primissimi anni ’90 è apparso Ronaldo, a muovere i primi passi (doppi) che lo porteranno a vincere tutto.

Capisco subito che il viaggio sarà mistico più che qualsiasi altra cosa.

Copacabana, Ipanema, Leblon, Barra da Tijuca, sono solo alcune delle spiagge che hanno reso famosa Rio de Janeiro. Qui i brasiliani vivono in simbiosi con la sabbia e le onde. A loro è estraneo il concetto della fretta e la spiaggia è una filosofia di vita. Soprattutto è democratica, evita di far spendere troppi soldi, diverte con poco e alimenta la fama dei Carioca, abbronzatissimi e in perfetta forma quasi sempre in bikini o bermuda.

Rio de Janeiro è un mito, la Cidade Maravilhosa strappata alla giungla. Diversa dalle altre città coloniali che ho visitato nella Bahia, a nordest. Ogni centimetro di questa regione meriterebbe un racconto per tutte le storie di stranieri che si rifugiano qui, in cerca di oblio o rivincite magiche. Se Rio con tutte le sue contraddizioni è la cartolina, il nordest è il cuore e l’anima del Brasile. Miscela unica di storia, cultura afrobrasiliana ed effervescente atmosfera festaiola. La caipirinha qui è l’afrodisiaco per eccellenza. Il nobel gli dovrebbero dare a chi l’ha inventata. E soprattutto a chi ne ha scelto il nome!

Ancora più a nord, nello stato del Maranhão, la natura è al top per la sua bellezza. Jericoacoara, è il sogno tropicale elevato all’ennesima potenza. Qui le scarpe non esistono e anche i negozietti hanno il pavimento in sabbia. Come non esistono telegiornali, velocità e preoccupazioni. Da qui partono le escursioni per il parco nazionale dei Lençóis Maranhenses, immenso ecosistema naturale di dune e lagune blu immerso nella natura lussureggiante. Se il paradiso esiste, sicuramente si è ispirato a questa parte di mondo.

Il Brasile meridionale invece, è ancora sottovalutato e non interessato dal turismo. Qui vivono cowboy, immigrati, contadini e vignaioli, anche italiani. La cultura degli allevatori ha regalato al Brasile le churrascarias, ristoranti di carne dove svenire letteralmente dalla quantità e qualità dei bovini grigliati e serviti praticamente interi. Si narra pure, che in questa regione, quando la First Lady Eleanor Roosvelt vide per la prima volta le spettacolari cascate di Iguagù, abbia esclamato: “povere cascate del Niagara! Queste le fanno sembrare il rubinetto della cucina”. Inutile dire che sono talmente gigantesche da prendere Brasile, Argentina e Paraguay e poi, chi sono io per smentire la cara Eleanor? Verissimo.

Per esplorare il più grande paese del Sudamerica ci vorrebbero decenni. Le varietà culturali ed etniche sono diverse e le distanze immense. Collante di tutti questi luoghi visitati, ovviamente elaborato in molteplici contesti, è il piatto tipico nazionale, ovvero: sua maestà la feijoada. Inventata dagli schiavi per riciclare gli avanzi della cucina padronale, oggi la si trova sulle rustiche “tavole” delle favelas come nei ristoranti stellati. La feijoada è compagnia, condivisione e confraternita, cucina povera diventata eccellenza, che rispecchia in pieno il percorso, i profumi e le contraddizioni dei brasiliani. Sono decenni infatti che il Brasile sembra sempre sul punto di acquisire una propria identità forte e definita, ma non riesce mai a compiere quel famoso balzo finale.

Non a caso “il Brasile è il paese del futuro e lo sarà sempre”.

Consiglio: Sono sempre del parere che bisogna perdersi nei posti ma qui siamo in Sud America baby, meglio optare per appartamento o hotel in zone più turistiche e spostarsi in taxi verso le periferie più bohémien.

Locali

Da non perdere assolutamente a Rio de Janeiro i locali notturni a Lapa:

  • Sacrilégio
  • Rio Scenarium

Ristoranti

Si mangia street food buonissimo ovunque e la cucina brasiliana è seconda solo a quella italiana, non c’è bisogno di spendere tanto per mangiare.

Ma assolutamente imperdibili per qualità ed esperienza a Rio de Janeiro:

  • Assador Rio’s
  • Fogo de Chao
  • Lasai

Libri letti durante i due viaggi, entrambi di Paolo Sorrentino:

Leggi anche come programmare il viaggio e quando andare in Brasile.

Qui invece puoi vedere le foto che ho postato sul mio profilo Instagram

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